Aprire partita iva content creator

Aprire partita iva contenent creator

Aprire partita iva content creator

Tra le professioni digitali più in voga nel 2022, sicuramente al primo posto spicca il content creator, ossia dall’inglese colui, o colei che fa del proprio “core business” la creazione di contenuti digitali.

Chi sono i content creator?

I content creator, o creatori di contenuti, sono delle figure professionali a tutti gli effetti che fanno del digitale il proprio lavoro. In particolare possono essere content creator:

  • Coloro che pubblicano su piattaforme video come YouTube, Twitch ecc i propri video con lo scopo di ottenere il massimo delle visualizzazioni possibili;
  • Coloro che utilizzano le piattaforme social, per esempio Instagram, Facebook, Tik Tok per pubblicare i propri contenuti come foto e video al fine di ottenere più followers possibili;
  • I professionisti nel campo grafico e video che pubblicano e mettono a disposizione proprie foto e video per utenti interessati a comprarli – si pensi ad esempio a siti come Pixabay.com, dove fotografi e videomaker condividono e vendono contenuti realizzati da loro per chi ne necessità -.

E’ solo una minima parte quella citata del gruppo dei content creator. In linea generale chiunque crea un qualcosa di non tangibile e lo immette in rete può essere considerato un content creator.

Content creator, chi sponsorizza e chi vende contenuti

La differenza sostanziale sta nel distinguere che scopo ha creare contenuti. Infatti possiamo distinguere i content creator in due macro gruppi:

  • Chi crea contenuti con lo scopo di venderli: ad esempio si pensi a un web developer che crea template per WordPress. In questo caso il content creator crea un prodotto digitale che decide poi di immettere in un marketplace, nel quale utenti interessati all’articolo digitale, attingeranno pagando un prezzo. La vendita di prodotti digitali è configurabile come un c.d. e-commerce diretto, del quale abbiamo già parlato in questo articolo.
  • Creare contenuti con lo scopo di ottenere sponsorizzazioni e “pay for visual”: un altro modo di guadagnare attraverso la creazione di contenuti, è quella di utilizzare i propri “prodotti” al fine di ottenere sponsorizzazioni – si pensi agli influencer, che grazie ai loro followers e il seguito che hanno possono tranquillamente promuovere prodotti e servizi per nome conto di altre aziende -, oppure ottenere il pagamento dalle stesse piattaforme per il numero di visualizzazioni – ad esempio YouTube paga i content creator in base al numero di visualizzazioni dei propri video.

Queste due categorie rispondono al comune denominatore della creazione di contenuti, ma analizzando fiscalmente e civilisticamente le due categorie vi sono delle differenze.

Aprire partita iva content creator

Nel primo caso, sebbene la normativa prevede che l’e-commerce diretto sia assimilabile alla c.d. “prestazione di servizi”, chi decide di intraprendere questo percorso può decidere se aprire la propria partita iva come commerciante o come libero professionista, il che ha dei vantaggi e degli svantaggi.

LIBERO PROFESSIONISTA COMMERCIANTE
INPS in misura percentuale del 25,72% sul reddito imponibile INPS in misura fissa per euro 2.700 annui circa
+
21% sul reddito superiore a 15.710 euro (se forfettario con una riduzione del 35%)
Tassazione ordinaria IRPEF a partire dal 23% sul reddito calcolato sui RICAVI meno i COSTI

oppure

Tassazione Regime Forfetario su un coefficiente di calcolo pari al 67% o 78% del fatturato a seconda del codice ATECO
Tassazione ordinaria IRPEF a partire dal 23% sul reddito calcolato sui RICAVI meno i COSTI

oppure

Tassazione Regime Forfetario su un coefficiente di calcolo pari al 40% del fatturato
Minori costi di apertura in quanto si necessità solo della p.iva e dell’iscrizione alla gestione separata INPS L’apertura comporta una comunicazione al comune (ufficio del SUAP) ove si immette la sede e l’iscrizione alla Camera di Commercio
Minori costi del commercialista, in quanto gli adempimenti sono minoriMaggiori costi di commercialista, in quanto vi sono più adempimenti

Gli step di apertura della partita iva come content creator

Il primo passo da compiere è quello di apertura della partita iva. È possibile attraverso l’apposito modulo AA9/12 dell’Agenzia delle Entrate. Va compilato in tutte le sue parti e spedito attraverso i canali telematici Entratel. Nel giro di poche ore si avrà il numero di partita iva.

Se si decide di vendere i propri contenuti anche all’esterno è necessario flaggare nel modello anche che la partita iva svolgerà operazioni intracomunitarie. Se non si fa subito è possibile eseguire l’operazione in un secondo momento iscrivendosi al VIES.

Una volta aperta la partita iva bisognerà subito preoccuparsi di iscrivere una PEC e munirsi di un programma di fatturazione elettronica.

Dal momento che si decide anche di vendere i propri prodotti digitali online bisognerà:

  • Fare la SCIA presso il comune. La SCIA si presenta al SUAP (sportello unico attività produttive) attraverso Impresa In Un Giorno.
  • Ottenuta la SCIA, si presenta contestualmente l’iscrizione al Registro delle Imprese e all’INPS, gestione Artigiani e Commercianti.

Content creator, quale regime fiscale adottare?

Il content creator, come qualsiasi altro negozio fisico, può adottare diversi regimi fiscali, a seconda della convenienza fiscale/ economica e dalle dimensioni. Ti mostro alcuni regimi fiscali adattabili alla tua attività come e-commerce.

Il content creator nel regime forfettario

Senza dubbi, il regime forfettario a livello di semplificazione e di tasse è il migliore. Tuttavia ha un limite di fatturato di 65.000 euro all’anno (85.000 nel 2023), da rapportarsi ai mesi di lavoro – questo significa che se apri la partita iva il 1 luglio, il fatturato limite sarà di 32.500 euro su sei mesi di attività -.

Il regime forfettario da la possibilità di avere uno sconto considerevole sulle tasse e sui contributi previdenziali:

  • 5% di tasse e la riduzione dei contributi INPS fissi e extra del 35%, per le startup;
  • 15% di tasse e la riduzione dei contributi INPS fissi e extra del 35%, per le attività nate semplificate e trasformate in forfettarie;

PRO e CONTRO regime forfettario

PROCONTRO
TASSE PIÙ BASSELIMITE DEL FATTURATO
CONTRIBUTI PIÙ BASSINON PIÙ DI UN DIPENDENTE MASSIMO
FACILITÀ DI GESTIONE 

Come si calcolano le tasse nel regime forfettario per content creator

Le tasse si calcolano su un coefficiente di reddito che sostituisce la base imponibile classica formata da RICAVI – COSTI. Questo significa che non potrai scaricare nulla ma le tasse verranno calcolate sul 40% dei ricavi meno i contributi previdenziali versati durante l’ anno.

ESEMPIO: se hai ottenuto ricavi per 20.000 euro, le tasse del 5% (o 15%, a seconda) verranno calcolate su 8.000 euro meno i contributi versati ( circa 2.600 in un anno), quindi su 5.400 euro.

Inoltre nel regime forfettario non viene applicata l’IVA, pertanto non va versata ogni tre mesi. Ne determina anche minori adempimenti quindi un minor costo del commercialista.

Al di fuori del regime forfettario le tasse si applicano sul reddito con uno scaglione minimo IRPEF del 23% a salire. Inoltre non si hanno sconti sui contributi.

Le tasse si pagano nella dichiarazione dei redditi annuale a partire dal 16 giugno di ogni anno. Si possono dividere fino in sei rate mensili. Insieme alle tasse sono dovuti gli acconti da versare entro il 16 giugno per il 40% dell’importo – divisibile sempre in sei rate – e il secondo acconto corrispondente al 60% da versare entro il 30 novembre. Gli acconti vengono poi dedotti l’anno successivo dalle tasse. – MAGGIORI INFO SUL REGIME FORFETTARIO –.

Le principali scadenze fiscali del content creator

Il content creator che decide di aprire la partita iva avrà delle scadenze fiscali come tutte le aziende. Tuttavia, partendo con il Regime Forfettario, se ne avranno molte meno.

Ovviamente le scadenze dipendono anche da che tipologia di partiva iva si adotta. Come già citavamo in precedenza, il libero professionista avrà meno adempimenti del content creator che decide di iscriversi come commerciante e vendere i propri contenuti.

ADEMPIMENTILIBERO PROFESSIONISTA COMMERCIANTE
16 febbraio – INPS rata fissa–Pagamento rata INPS 4° trimestre anno precedente – circa 640 euro
16 maggio – INPS rata fissaPagamento rata INPS I° trimestre anno corrente – circa 640 euro
16 giugno – tassa camera di commercio –Pagamento tassa annuale Camera di Commercio – circa 53 euro
16 giugno – INPS gestione separata Pagamento INPS gestione separata 25,72 % sul reddito imponibile

+ Pagamento del 40% a titolo di acconto per l’anno successivo
–
16 giugno – tasse 5%Pagamento 5% tasse sul reddito imponibile dato dal 67% o 78% del fatturato Pagamento 5% tasse sul reddito imponibile dato dal 40% del fatturato
16 giugno – pagamento I°acconto su tasse anno successivo Si versa il 40% delle imposte di cui a rigo precedente a titolo di acconto per l’anno successivo Si versa il 40% delle imposte di cui a rigo precedente a titolo di acconto per l’anno successivo
20 agosto – INPS rata fissaPagamento rata INPS II° trimestre anno corrente – circa 640 euro
30 settembre – spedizione modello UNICOInvio dichiarazione dei redditi all’agenzia delle entrate Invio dichiarazione dei redditi all’agenzia delle entrate
16 novembre – INPS rata fissaPagamento rata INPS III° trimestre anno corrente – circa 640 euro
30 novembre – pagamento II acconto imposte Si versa il 60% rimanente a titolo di secondo acconto per le imposte dell’anno successivo

+ Pagamento secondo acconto contributi gestione separata INPS
Si versa il 60% rimanente a titolo di secondo acconto per le imposte dell’anno successivo

Va precisato che le imposte del 5% più il I° acconto corrispondente al 40% delle imposte dell’anno corrente, possono essere rateizzate fino a 6 volte a partire dal 16 giugno. La stessa cosa vale per i contributi della gestione separata INPS dei liberi professionisti.

Il content creator è obbligato ad aprire la partita iva?

Il content creator che svolge la propria abitualmente e in modo continuativo è tenuto all’apertura della partita iva.

Infatti vi è da distinguere quando un professionista nel campo svolge tale attività in modo “occasionale” o in modo abituale. Infatti, come si può evincere da delle casistiche reali succedesse in questi anni, vogliamo per poca chiarezza anche da parte del Fisco o per semplice disinformazione da parte degli operatori del web, ove la GdF accertava pesanti evasioni, ci fa riflettere sul fatto che chiunque produca un reddito, anche se derivante da una attività web (anche partita per gioco) deve avere una posizione chiara con il Fisco.

Le attività occasionali si dichiarano come redditi di natura diversa. Ma quando il reddito diventa stabile il Fisco diventa aggressivo, sia in termini di adempimenti, sia di recupero. Attenzione nelle linee guida della Guardia di finanza e dell’amministrazione finanziaria c’è il controllo continuo del web. (Fonte del paragrafo “il sole 24 ore”)

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