L’impresa di pulizie rimane oggi una scelta imprenditoriale efficace e molto richiesta sotto numerosi fronti. Infatti quando necessitiamo di una mano per pulire il nostro appartamento o le scale del nostro condominio, a chi ci rivolgiamo: ovviamente all’impresa di pulizie.
In questo articolo vorrei spiegarti in modo semplice ed intuitivo l’iter da seguire per aprire la tua impresa di pulizie e quali requisiti avere.
Per aprire un’impresa di pulizie, bisogna rispettare alcuni requisiti. Vediamo quali sono nello specifico.
I titolari (compresi gli institori ed il direttore) per le imprese individuali, i soci per le società in nome collettivo, i soci accomandatari per le società in accomandita semplice e gli amministratori per le società di capitali, le cooperative e le imprese costituite in forma societaria che intendono svolgere le attivita` disciplinate dalla legge devono essere in possesso di requisiti di onorabilità consistenti in:
Si fa comunque salva la riabilitazione ottenuta.
L´esercizio delle attività di disinfestazione, derattizzazione, sanificazione è subordinato alla nomina di un responsabile tecnico in possesso dei requisiti tecnico professionali:
Nel caso di diploma o attestato, il corso di studio deve comprendere:
Tutti i requisiti sono a carattere CONGIUNTO, pertanto vanno tutti rispettati!
Fonte normativa CCIAA Nazionale
Sei convinto di aprire un’impresa di pulizie e rispetti tutti i requisiti imposti. Non ti rimane che iniziare l’iter burocratico per aprire la tua impresa di pulizie. Vediamo nello specifico e in ordine i passaggi da seguire.
Il primo passaggio in assoluto per diventare imprenditore, è aprire la famosa partita iva. Questo passaggio è completamente gratuito e si può effettuare online.
Va compilato il modello AA9/12 e spedito attraverso Entratel. In poche ore sarà disponibile il numero della partita iva.
Dal 2013 tutte le imprese individuali e società, sono obbligate ad avere un indirizzo PEC attivo, da comunicare in fase di iscrizione al Registro delle Imprese. La PEC è iscrivibile tramite numerosi servizi online come ad esempio ARUBA PEC o InfoCert. Il costo varia dai 6 ai 30 Euro.
Avere il codice ATECO giusto è fondamentale. La scelta va fatta in fase di apertura della partita iva. Il codice ATECO condiziona molto la partita iva, in quanto ne determina la tassazione nel caso dei forfettari, i valori ISA nel caso dei regimi ordinari e l’ applicazione di eventuali sgravi o contributi.
Per l’impresa di pulizie, il codice ATECO giusto è il 81.21.00 (pulizia generale di edifici). Il codice ATECO va indicato sia sul modello AA9, che in Camera di Commercio.
la SCIA è acronimo di segnalazione certificata di inizio attività. Va presentata al comune ove risiede la ditta in modalità online, con la procedura Impresa In Un Giorno, ovvero tramite la piattaforma del SUAP predefinita.
la SCIA andrà spedita integralmente la cui procedura rilascia una ricevuta da conservare e trasmettere ad altri enti.
Una volta ottenuti tutti i precedenti elementi, va effettuato il passaggio di iscrizione presso il Registro delle Imprese. L’iscrizione dovrà effettuarsi tramite ComUnica o il software offline Fedra e inviata insieme al pagamento dei Diritti e Bolli di istruttoria che sono di 35 Euro per le imprese individuali.
Una volta completata l’istruttoria la procedura restituirà una visura camerale di evasione la quale dovrà essere conservata e potrà essere richiesta da clienti, fornitori, banche eccetera.
Contestualmente all’iscrizione in camera di commercio, andrà effettuata l’iscrizione alla Gestione Artigiani e Commercianti all’INPS e versare la quota contributiva fissa annua che varia dai 2.600 euro (per i forfettari) fino a 3.900 euro, all’anno.
I contributi ai versano in quote trimestrali tramite F24. Nel caso di superamento del reddito di 15.710 euro all’anno, vanno pagati i contributi eccedenti la soglia minimale pari al 21%.
L’impresa di pulizie, essendo un’attività artigianale, deve effettuare l’iscrizione all’INAIL e versare le quote contributive in base alla classe di rischio.
Finiti i precedenti passaggi, è possibile partire con la propria impresa di pulizie. Sono tuttavia consigliati alcuni ulteriori passaggi per essere tranquilli nel proprio lavoro e per dare la massima resa alla propria attività
Essendo un’attività dove si usano additivi e prodotti chimici, è consigliabile redigere un buon documento di valutazione dei rischi. Il DVR è obbligatorio per tutte le aziende con dipendenti e/o collaboratori familiari e soci. Fino a 50 dipendenti è possibile fare il DVR STANDARDIZZATO.
Per dare una maggiore visibilità alla propria impresa, è consigliabile fare un bel sito web da accoppiare alle proprie pagine social.
Oggi il sito internet equivale ad avere un biglietto da visita e per dare maggiore autorità alla propria azienda.
Per partire al meglio con la propria attività La cosa migliore da fare è un buon business Plan per capire i potenziali costi e ricavi proiettati in tre anni. Per redigere un buon business Plan bisogna, in ordine:
Grazie a questi passaggi è possibile avere un documento programmatico di business utile sia all’impreditore, ma anche a terzi investitori e banche che potrebbero concede delle linee di credito.
Senza dubbi, il regime forfettario a livello di semplificazione e di tasse è il migliore. Tuttavia ha un limite di fatturato di 65.000 euro all’anno, da rapportarsi ai mesi di lavoro – questo significa che se apri la partita iva il 1 luglio, il fatturato limite sarà di 32.500 euro su sei mesi di attività -.
il regime forfettario da la possibilità di avere uno sconto considerevole sulle tasse e sui contributi previdenziali:
| PRO | CONTRO |
| TASSE PIÙ BASSE | LIMITE DEL FATTURATO |
| CONTRIBUTI PIÙ BASSI | NO PIÙ DI UN DIPENDENTE MASSIMO |
| FACILITÀ DI GESTIONE | NON DEDUZIONE DEI COSTI |
Se vuoi aprire un’impresa di pulizie e semplicemente vuoi pagare meno tasse, quello che devi fare è aderire al c.d. Regime Forfettario (o forfetario).
Il regime forfettario da la possibilità di pagare per i primi cinque anni il 5% di tasse su un coefficiente di reddito fisso basato sul 67% dei ricavi. Se invece hai già una partita iva e vuoi passare al forfettario, pagherai il 15% di tasse.
Il coefficiente di reddito sostituisce la base imponibile classica formata da RICAVI – COSTI. Questo significa che non potrai scaricare nulla ma le tasse verranno calcolate sul 86% dei ricavi meno i contributi previdenziali versati durante l’ anno.
ESEMPIO: se hai ricavi per 10.000 euro, le tasse del 5% (o 15%, a seconda) verranno calcolate su 6.700 euro meno i contributi versati ( circa 2.600 in un anno), quindi su 4.100 euro.
Inoltre nel regime forfettario non viene applicata l’IVA, pertanto non va versata ogni tre mesi. Ne determina anche minori adempimenti quindi un minor costo del commercialista.
Al di fuori del regime forfettario le tasse si applicano sul reddito con uno scaglione minimo IRPEF del 23% a salire. Inoltre non si hanno sconti sui contributi.
Le tasse si pagano nella dichiarazione dei redditi annuale a partire dal 16 giugno di ogni anno. Si possono dividere fino in sei rate mensili. Insieme alle tasse sono dovuti gli acconti da versare entro il 16 giugno per il 40% dell’importo – divisibile sempre in sei rate – e il secondo acconto corrispondente al 60% da versare entro il 30 novembre. Gli acconti vengono poi dedotti l’anno successivo dalle tasse.
Per iniziare una nuova attività, spesso e volentieri è comodo avere dei fondi per fare fronte alle spese e gli investimenti iniziali. Lo stato mette a disposizione delle garanzie pubbliche a copertura degli investimenti e del capitale circolante per le startup.
in particolare, vengono gestiti da Invitalia e dal Microcredito. Le domande possono essere presentate attraverso la procedura telematica. Bisogna essere muniti di SPID e della CNS. Le domande vanno accompagnate da un vero e proprio Business Plan, ove devono essere indicati gli investimenti e i previsionali (budget) di tre anni.
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